Neuropedagogia: neuroscienze, educazione, comunicazione

neuropedagogia

La neuropedagogia si occupa di spiegare come la struttura e il funzionamento del nostro cervello dipendono soprattutto da come sono state vissute le esperienze. L’obiettivo del presente articolo è quello di ripercorrere in chiave educativa l’excursus storico delle neuroscienze, soffermandosi sull’aspetto comunicativo delle persone sorde.

Accenno storico

Una vasta mole di ricerche, nel corso degli anni, ha posto attenzione alla morfologia e maturazione del cervello, descritto come l’organo più complesso e misterioso che si conosca, dotato di un potenziale sconfinato e di un’entità in continua trasformazione.

Le neuroscienze confermano come la persona sia il frutto di una serie di stimolazioni, difatti LeDoux, neuroscienziato statunitense, scrive

tu sei le tue sinapsi

per sottolineare come i sistemi neuronali ricoprono un ruolo rilevante nella formazione della persona.

Numerosi studi dimostrano come lo sviluppo del cervello è in gran parte un processo che dipende dall’esperienza che la persona vive nelle varie tappe dell’esistenza, sia in termini positivi, sia negativi.

Prima ancora delle neuroscienze, una celebre pedagogista italiana, Maria Montessori, aveva dimostrato come

le esperienze dirette e le impressioni che esse lasciavano non si limitassero a penetrare nella mente del bambino ma la formassero

La pedagogista definiva la mente “assorbente” dotata di una capacità inconscia di assorbire il “tutto” dall’ambiente circostante, la mente veniva intesa come un dono grazie al quale la persona senza sforzo diveniva il regista di ciò che acquisiva.

Neuroscienze e pedagogia

Il rapporto tra le neuroscienze e il mondo dell’educazione ha attraversato tante controversie dal punto di vista terminologico: educational neuroscience, neuroeducation, brain-based education, neuropedagogy, mind, brain and education.

Superando le criticità terminologiche possiamo definire la neuropedagogia come la disciplina che rientra nel panorama educativo, non si sostituisce alla pedagogia né alle neuroscienze ma si occupa di spiegare come la struttura e il funzionamento del nostro cervello dipendono soprattutto da come sono state vissute le esperienze.

Non esiste un cervello uguale all’altro, ogni persona vive le proprie esperienze, è originale, unica e irripetibile. Proprio sulla base di questo principio vogliamo approfondire il tema comunicativo.

Lo sviluppo della competenza linguistica e comunicativa delle persone udenti e sorde

La competenza linguistica consiste nella capacità di saper generare frasi che vengano riconosciute e socialmente accettate dai membri di quella stessa lingua, mentre la competenza comunicativa è formata da tutte quelle conoscenze esplicite e tacite precedentemente acquisite. Nel percorso di uno sviluppo normativo la competenza linguistica è indissolubile da quella comunicativa.

La competenza comunicativa viene acquisita diversamente in relazione all’ambiente in cui si vive, alla cultura di riferimento e alla presenza o meno di deficit che possano intralciare l’evolversi normativo.

La ricerca linguistica evidenzia come il bambino udente possieda una competenza linguistica nei primi anni di vita grossomodo completa, alla quale affiancherà quella comunicativa. Nel bambino sordo invece si può presentare la condizione inversa.

Nel bambino non udente la competenza comunicativa risulta essere quella ampiamente raffinata. Essa consentirà la relazione con le persone che lo circondano; diversamente, la competenza linguistica sarà più labile ma non per tale motivo inesistente. Il mancato input linguistico nel bambino non udente funge da rallentatore nell’acquisizione basilare delle parole.

Il linguaggio risulta essere il prodotto del perfezionamento di una serie di attività cognitive, sensoriali, motorie, mnemoniche e comunicative. Se un’area presenta delle compromissioni lo sviluppo e l’acquisizione del linguaggio verranno di conseguenza intaccati.

Uno degli stereotipi del mondo udente a scapito delle persone sorde è quello di attribuire una totale mancanza della competenza linguistica tale da generare un arresto comunicativo. L’esistenza della lingua dei segni conferma che non è così poiché dimostra che le persone sorde possono comunicare sia tra di loro sia con le persone udenti.

Un rapporto fecondo tra i due mondi può offrire esperienze di miglioramento volte a raggiungere un orizzonte condiviso. L’elemento cardine per l’avvio di una buona relazione è la comunicazione. Conoscere le caratteristiche strutturali della persona permette al buon educatore di progettare percorsi di crescita. La neuropedagogia a servizio degli educatori si presenta come una prospettiva, una possibilità trasformativa dell’intero assetto non solo educativo ma culturale e sociale.

Dott.ssa Noemi Geraci Serravillo

socia fondatrice dell’Associazione RelAttiva

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