Vedi che è come dico io? Il bias di conferma

Quando parliamo di bias di Conferma facciamo riferimento all’errore cognitivo che ci porta, quando acquisiamo nuove informazioni, ad attribuire maggiore credibilità a quelle che confermano la nostra ipotesi iniziale, facendoci ignorare o sminuire quelle che la contraddicono.

Non si tratta di nulla di nuovo, poiché questo bias era stato già descritto da Francesco Bacone nel suo “Novum Organum” (1620), così

Si tratta di un peculiare e ripetitivo errore del capire umano di propendere maggiormente e con più enfasi nei confronti delle affermazioni più che delle negazioni.

In particolare, questo fenomeno si attiva in presenza di argomenti che suscitano forti emozioni o che toccano le nostre credenze più radicate e non fa distinzione in base al quoziente intellettivo o alla nostra apertura mentale. In pratica, ci riguarda tutti.

Prova ad esempio a immaginare quante volte, di fronte agli argomenti che ti stanno più a cuore, ti sei trovato a dibattere talmente tanto da non riuscire più a trovare un punto di incontro col tuo interlocutore, sebbene lo ritenessi una persona capace e interessante. Probabilmente, né tu né quella persona eravate stati colpiti da un’improvvisa chiusura mentale; è più probabile che vi siate scontrati su argomenti per voi molto caldi, sui quali avete fatto fatica a mettervi in gioco e a ritenere validi punti di vista differenti.

In effetti, il bias di conferma può essere inteso come un pregiudizio che si manifesta nella raccolta dei dati, come una cecità parziale che impedisce di osservare i fenomeni da più punti di vista. Proprio per questa sua natura, puoi ritrovare facilmente questo bias nei dibattiti politici, nei quali le fazioni differenti sembrano estremizzare le loro opinioni, focalizzando la loro attenzione su tutti quegli eventi o argomenti che non fanno che rinforzare la loro idea iniziale.

Ad esempio, se una determinata fazione politica considera un problema preponderante il controllo delle migrazioni, tenderà a riportare i fatti di cronaca che confermano la tesi della pericolosità sociale delle stesse, ignorando persino i dati statistici che la disconfermano. Insomma, per negare l’esistenza di qualcosa, basterà ignorare le prove che la supportano.

Il nostro cervello, quindi, ha la capacità di attuare una censura preventiva che fornisce un’illusione di verità, la quale grazie all’utilizzo dell’Hindsight Bias, porta a una sovrastima delle proprie capacità di giudizio.

Quando incontriamo il bias di conferma

È molto probabile osservare il bias di conferma durante le seguenti situazioni:

  • Dibattiti politici: in particolare durante gli incontri/scontri tra fazioni differenti molto polarizzate;
  • Temi di interesse pubblico: come eutanasia, legalizzazione delle droghe leggere, unioni civili;
  • Diagnosi: un medico che sta leggendo i nostri sintomi sotto un determinato quadro diagnostico tenderà ad escluderne altri, e cercare conferme alla sua ipotesi iniziale;
  • Risk management e imprenditoria: un imprenditore convinto della propria idea tenderà a portarla avanti anche di fronte a dei clamorosi insuccessi;
  • Scelta di libri e giornali da leggere: difficilmente immagineremmo un lettore di sinistra leggere un quotidiano di destra;
  • Teorie complottiste: come quelle legate alle scie chimiche, alla terra piatta, ai vaccini, all’11 Settembre e all’uomo sulla Luna;
  • Astrologia o chiaroveggenza: chi crede agli oroscopi, ad esempio, tenderà a considerarli predittivi, senza fare caso al linguaggio estremamente generico utilizzato per renderli adattabile a una moltitudine di interpretazioni personali.

A cosa serve questo autoinganno?

La funzione principale del Bias di Conferma è quella di preservare l’identità personale, confermando quelle idee che rispecchiano il nostro gruppo sociale. Queste stesse idee, se rigettate, danneggerebbero il nostro senso di appartenenza e, di conseguenza, noi stessi.

Quali sono le ripercussioni del bias di conferma?

Il bias di conferma ostacola la valutazione pubblica di opinioni e argomenti, favorendo la scarsa credibilità dei mass media, il disprezzo per l’opinione degli esperti, la polarizzazione e manipolazione delle opinioni e anche il conformismo sociale.

Lo psicologo Raymond Nickerson riporta alcuni esempi storici che hanno alla base il bias di conferma, citando ad esempio:

  • la caccia alle streghe e l’istituzione di tribunali specifici per la loro condanna;
  • il rallentamento delle scoperte in medicina dovuto alle idee mediche popolari, talvolta estremamente distanti dalla medicina scientifica.

Ma senza voler andare molto indietro nel tempo, è vivo proprio adesso il dibattito in merito alla necessità o meno dei vaccini e ai potenziali rischi degli stessi. Sebbene sia stato smentito ogni collegamento dei vaccini con l’insorgenza di sindromi dello spettro autistico, molte persone continuano a ritenere quest’ultima una possibilità tanto concreta da rifiutare di assumersi il rischio. Insomma, anche di fronte ai dati scientifici che dimostrano quanto alcune malattie, come il morbillo, siano più pericolose dei vaccini, tanta gente resta ancorata alla propria idea.

Addirittura, sembra che l’essere bersagliati da informazioni che provano a delegittimare un’idea, porti a un suo rafforzamento. Quest’ultimo fenomeno è dovuto al Backfire Effect, cioè effetto controproducente: le persone disinformate, messe di fronte ai fatti che mettono in discussione la loro opinione, diventano ancora più attaccate alle loro teorie sbagliate.

Proprio di questi bias cognitivi si nutrono gli autori di fake news, i quali, con bufale spesso costruite a tavolino, riescono ad ottenere un grande seguito. Viene da sé che internet è un terreno molto fertile per questo genere di bias, perché, mettendo in comunicazione una tale moltitudine di persone, facilita l’incontro tra chi condivide le stesse idee ed opinioni, in un circuito che si autoalimenta.

Come possiamo difenderci dal bias di conferma

Per difenderci dal bias di conferma è molto importante imparare a mettere sistematicamente in discussione le nostre abitudini e opinioni. Possiamo iniziare questo apprendimento esercitandoci sulle piccole cose, come modificare una ricetta di cucina usata da sempre, compiere un diverso percorso per andare a lavoro, leggere l’articolo di un giornalista col quale non condividiamo le idee. Potremmo imbatterci in qualcosa di valido che non avevamo mai considerato, e man mano che questa pratica diventerà un’abitudine, il nostro pensiero critico aumenterà e riusciremo ad applicarlo in ogni campo. Un altro metodo al quale ricorrere è, ovviamente, quello scientifico: cercare non di confermare la nostra tesi ma di confutarla, ricercando attivamente quelle condizioni per cui essa non è valida.

Per i classicisti tra voi non sembra poi così diverso dal metodo socratico, non trovate?

Insomma, il “so di non sapere” di Socrate si riconferma ancora una volta un ottimo metodo per continuare a indagare le nostre credenze, senza fermarci alla prima idea che ci siamo formati.

 

Per approfondire:

https://www.edge.org/documents/archive/edge342.html

http://www.pensierocritico.eu/pregiudizio-di-conferma.html

http://www.pensierocritico.eu/pregiudizio-di-conferma.html#Sperber

https://www.unc.edu/~fbaum/teaching/articles/PolBehavior-2010-Nyhan.pdf

https://www.stopfake.org/it/backfire-effect-ovvero-come-la-disinformazione-lo-usa/

http://www.clinicalriskmanagement.it/clinicalriskmanagement/il-pregiudizio-di-conferma/

http://www.crescita-personale.it/il-pensiero/2275/pregiudizio-di-conferma-meccanismi/4946/a

http://www.rentalblog.it/academy/strategie/gli-errori-cognitivi-il-pregiudizio-di-conferma/

https://lospiritodeltempo.wordpress.com/2013/01/15/i-12-bias-cognitivi-che-ci-impediscono-di-essere-razionali/

http://www.riccardominghetti.it/bias-conferma/

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One thought on “Vedi che è come dico io? Il bias di conferma

  1. Paolo Fiore ha detto:

    Giustamente è il caso di parlarne ora.
    E’ infatti abbastanza sconvolgente verificare quanto siano omogenei e paradigmatici al loro interno i diversi gruppi di tipo “comportamentale “. Il termine comportamentale, credo, infatti, sia più appropriato di quello culturale poiché si tratta di caratteristiche di pensiero-prassi che esulano dagli ambiti culturali-generali di ogni periodo storico. Infatti ogni epoca è caratterizzata da un orientamento culturale prevalente che riguarda i gusti e le scelte artistiche, relazionali in senso lato e gli orientamenti politici di sistema ecc, che ne costituiscono la cornice storica. in cui si muovono quei gruppi specifici. ” Necessariamente” e almeno ” superficialmente ” ad essi si adeguano, quegli stessi gruppi mantenendo però un’omogeneità di vedute e di scelte che prescindono da ogni cambiamento storico e che, per così dire, sopravvivono ad esso, lo attraversano, rimanendo omogenei. Si potrebbe affermare che ognuno di questi gruppi ha un proprio ” paradigma di pensiero ” che, in altre parole, rimarrà, pur con modulazioni esterne legate al trascorrere del tempo, stabile e riconoscibile in ogni periodo storico. Per tradurlo in un’immagine semplice e forse semplicistica: un uomo di sinistra e un uomo di destra saranno riconoscibili sia se portano la toga del mondo greco-romano, che i jeans dell’epoca moderna. Quest’esempio sembrerà provocatorio proprio ora che la ” cosiddetta ” sinistra pare al definitivo tramonto nascondendosi o chiudendosi nel suo ricorrente e autoflagellante mutismo ? Credo, invece, che l’Occidente, ora che sta conoscendo il vero significato del suo “nome” forse vorrebbe mascherarsi con un costume di forza da cartoon per avere l’illusione di non scomparire definitivamente oltre l’orizzonte..

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